Riserva Val Rosandra Glinščica

Storia


La Val Rosandra con le sue grotte, le sue pareti rocciose, ma soprattutto con le sue sorgenti mai asciutte è sempre risultata interessante per l'uomo e adatta ad essere popolata già nel periodo preistorico.
Le prime tracce di presenza umana in Valle risalgono al periodo Neolitico, dunque più di 100000 anni fa: si trattava di cacciatori, che vivevano nelle grotte e seguivano gli spostamenti della selvaggina. Molti reperti attestano inoltre la presenza dell'uomo in quest'area anche nell'Età del bronzo e del ferro.
Nell'area dell'odierna Riserva Naturale Regionale della Val Rosandra si trovano numerosi siti archeologici risalenti al periodo neolitico (Grotta delle Gallerie, Cavernetta della Trincea) e al periodo del bronzo e del ferro (Grotta del Montasio, Grotta sulla parete nord ovest del Monte Carso, castellieri di Monte Carso e di Monte San Michele). Se consideriamo anche il periodo romano, abbiamo oltre 40 siti nell'area dell'odierno Comune di San Dorligo.
Prima dell'arrivo dei Romani (177 a.C.) l'area della Rosandra era densamente popolata: lo testimoniano i quattro castellieri che vi sorgevano.
Furono i Romani a costruire in Val Rosandra la prima grande opera d'ingegno: l'acquedotto che convogliava le acque del Rosandra e delle sorgenti di Crogole e Dolina nella città di Trieste. Alcuni tratti si sono conservati fino ad oggi, come quello che si trova all'ingresso della Valle. L'acquedotto romano fu probabilmente costruito nel I secolo d.C.: era lungo dai 12 ai 16 km e correva intorno alle colline fino all'odierna piazza Cavana. All'interno il canale fatto di mattoni era profondo 160 e largo 55 cm, il che permetteva un flusso giornaliero di ben 5800 metri cubi d'acqua.

IL MEDIO EVO
L'area della odierna riserva venne generalmente utilizzata per il pascolo e il taglio del legname. La popolazione non era numerosa, perché veniva continuamente decimata dalle incursioni barbariche. Nel tardo Medio Evo invece la Valle divenne un'importante via commerciale: la merce veniva trasportata principalmente con gli animali, e la strada era stata tracciata lungo il corso d'acqua per poter abbeverare gli animali durante il viaggio. La merce trasportata consisteva in sale, olio, vino, mentre dall'interno provenivano il grano e i prodotti in ferro.
La Valle era percorsa da diverse vie, che proseguivano oltre le mete qui indicate: Bagnoli della Rosandra - Moccò - San Lorenzo fino a Basovizza; Bagnoli della Rosandra - Bottazzo - Beka - Klanec; Bagnoli della Rosandra - Dolina - San Servolo.
Per il controllo delle vie commerciali e per la raccolta del dazio vennero costruiti diversi castelli: Moccò, Vihumberg o Tabor a Draga, e Strmec a San Servolo.
Non si può tralasciare che l'odierno Comune di San Dorligo della Valle era area di confine con la Repubblica di Venezia e con l'indipendente Comune di Trieste: Venezia impose il regime di monopolio per il commercio del sale, ma i produttori di sale lo contrabbandavano a Trieste e da qui nella regione di Kranjska e oltre.
Tra Trieste e Venezia era in corso una guerra secolare durante la quale i triestini distrussero il castello di Moccò (1511), che assieme a San Servolo erano sempre stati una spina nel fianco. Come è noto, Trieste si legò all'Austria per mantenere la sua indipendenza. Le battaglie con Venezia durarono comunque per tutto il secolo XVI.
Del periodo medievale si sono conservati numerosi documenti che citano i paesi dell'odierna riserva: Moccò è menzionato per la prima volta nel 1233, Kroglje nel 1236, Dolina nel 1247, Boljunec nel 1263. In questo periodo fu intrapreso l'altro importante intervento umano ancora visibile in Val Rosandra, e precisamente la costruzione della chiesetta di Santa Maria in Siaris. Nei documenti è menzionata per la prima volta nel 1367, ma si presume che sia stata costruita nel 1200 circa: si tratta di una tipica chiesa di pellegrinaggio costruita da una confraternita.
Nel Medio Evo si verificò un aumento demografico, e divenne importante la lavorazione dei cereali, che potevano essere conservati per lunghi periodi: molti mulini vennero così costruiti lungo il Torrente Rosandra dal periodo romano in poi. Bagnoli della Rosandra-Boljunec è citato proprio in un contratto di compravendita del 1267 tra Puzel di Schwarzeneck che assieme al figlio Otto vendeva un mulino a Gherold Manischlab.

I MULINI
Lungo il Torrente Rosandra e i suoi affluenti da Sant'Antonio in Bosco e Dolina erano in attività 32 mulini, che venivano utilizzati dalla gente di Trieste e dell'altopiano carsico. I mugnai erano esperti nello scolpire la pietra per le ruote e nella costruzione di supporti in legno, mentre le loro mogli si occupavano del commercio della farina, trasportata a dorso d'asino in città e in luoghi più lontani.
Il censimento popolare del 1817 evidenziava 654 abitanti per Boljunec, 120 case e 14 mulini attivi.
Il primo lunedì di agosto l'acqua del canale della struga veniva deviata nel fiume per permettere la raccolta di gamberi e anguille nella struga. Seguivano grandi festeggiamenti con žvecet (sugo di gamberi e anguille) e polenta. Dopo la festa si riparava e ripuliva la struga. Alcuni mulini vennero successivamente trasformati in laboratori per fabbri, che tuttavia sospesero l'attività nel periodo tra le due guerre.
Il progresso tecnologico causò l'interruzione dell'attività di molti mulini. Dopo la Seconda guerra mondiale ne erano ancora attivi quattro: a Gornji Konec, il mulino Mišnik, di Pepi Klun, che fu anche l'ultimo mastro e rimase attivo fino all'inizio degli anni Cinquanta; il mulino Brod di Matija Petaros, conosciuto come Tiče da Brod, attivo fino all'inizio degli anni Settanta; il mulino di Štrajn, di Joško Žerjal, attivo fino all'inizio degli anni Settanta; e il mulino Mahnič a Krmenka, di Pepi Mahnič: anche lui arrestò le sue ruote agli inizi degli anni Settanta.
ALTRE ATTIVITÀ ECONOMICHE
La città di Trieste ebbe un grande sviluppo grazie al suo porto e ai commerci; pure la popolazione delle aree circostanti crebbe di numero, anche perché per quasi 300 anni non ci furono grandi guerre ed epidemie. La gente tuttavia aveva crescenti difficoltà per mantenere le famiglie numerose solo con l'agricoltura, e le madri di famiglia intrapresero nuovi mestieri, tra cui la preparazione e la vendita del pane, che poi andavano a vendere a Trieste. Le fornaie infatti non provenivano solo da Servola: tante arrivavano dal Breg. Alla fine del secolo XIX si contavano oltre 20 fornaie a Dolina e 10 a Crogole. Gli uomini procuravano il legno da fuoco impoverendo ulteriormente la boscaglia sul Monte Carso e sulle altre colline. L'attività delle fornaie scomparve prima che scoppiasse la Prima guerra mondiale.
Un altro mestiere legato direttamente al Torrente Rosandra e altre sorgenti del Breg era il mestiere della lavandaia.
All'epoca le donne lavavano i panni in casa, ma in città questo non sempre era possibile; pertanto, soprattutto la biancheria larga come lenzuola e copriletto, veniva mandata a lavare nei dintorni.
Con l'avvento delle prime macchine lavatrici negli anni Sessanta questo mestiere scomparve.
A metà del secolo XIX la Val Rosandra vide realizzarsi un'altra grande impresa: la costruzione della ferrovia Trieste - Erpelle, che costituiva un'alternativa alla ferrovia Meridionale Trieste - Vienna, costosa per il traffico merci, e il collegamento con la ferrovia Istriana. La nuova via venne costruita con finanziamenti della monarchia ed era davvero un'opera impegnativa, che andava dalla stazione di Sant'Andrea, attraverso Sant'Anna, San Giuseppe della Chiusa, Sant'Antonio in Bosco, Draga fino a Erpelle. Bisognava superare con i viadotti ben 7 canaloni, costruire 6 ponti in ferro e scavare 5 gallerie. Buona parte del tracciato inoltre corre sulle pendici del Monte Stena dove, a causa della ripidità, bisognava costruire vasti muri di sostegno in pietra. Furono costruite tre stazioni ferroviarie (Sant'Anna, Sant'Antonio in Bosco, Draga) dove si incrociavano i treni. Questo enorme lavoro, testimoniato ancora oggi da strutture ben conservate, fu eseguito da 2600 operai in 20 mesi, nonostante l'epidemia di colera in corso. Il 5 luglio 1887 ci fu il viaggio di inaugurazione.
La ferrovia svolse bene il suo ruolo, ma a causa della guerra, delle crisi politiche e anche a causa del confine, negli anni perse d'importanza: dapprima sospesa nel 1959, nel 1961 fu definitivamente chiusa.
La strada ferrata ebbe una nuova vita con la sistemazione della pista ciclo pedonale panoramica da San Giuseppe della Chiusa a Draga; attualmente si sta sistemando il secondo tratto da San Giuseppe della Chiusa a Sant'Anna. Tuttavia l'esecuzione di questi lavori è molto più lunga in termini di tempo rispetto a quella di 120 anni fa per l'intera costruzione.
Dai tempi in cui in Val Rosandra spuntarono i primi abitati permanenti, i castellieri, sino ad oggi, sono passati 4000 anni: un lungo periodo di sfruttamento di risorse naturali. L'uomo tagliava il legno, pascolava il bestiame, dove c'era un po' di terra la coltivava, oltre a dedicarsi alle altre attività già descritte. Gli abitanti del luogo costruirono l'acquedotto, la ferrovia, la chiesetta di Santa Maria in Siaris, i mulini, trasportarono le merci lungo gli stretti sentieri, estrassero la pietra nella cava a Bagnoli della Rosandra: si sfruttò tutto quel che si poteva.
Oggi i proprietari odierni sanno convivere con la natura senza danneggiarla, tanto che potrebbe essere superfluo prevedere per la conservazione della riserva tanti divieti e vincoli per le normali attività agricole e di selvicoltura.

(Tratto dal libro "La Val Rosandra e l'ambiente circostante" - Vojko Kocjančič - "L'uomo e le sue attività in Val Rosandra«)